Smart education: scuola di pomeriggio

La scuola delle nuove generazioni, quella digitale, dei social network, dei laboratori didattici si muove a ritmi velocissimi. Ma soprattutto è la scuola che resta aperta di pomeriggio e accoglie i ragazzi. Città della Scienza apre le porte a tutti gli insegnati d’Italia con la XIV edizione di “Smart Education & Technology Days – Tre Giorni per la Scuola”. Durante la manifestazione il Governatore Vincenzo De Luca ha presentato ufficialmente il progetto ‘Scuola Viva’ che impegnerà centinaia di ragazzi durante le ore pomeridiane.

Un progetto che si allaccia a quella che ormai è la nuova idea di scuola. Una scuola che non può fare a meno delle innovazioni tecnologiche e che preparerà proprio la nuova generazione di sviluppatori per app, grazie alla presenza della Ios Accademy che Apple ha voluto a Napoli.

Ma al Sud la tecnologia a scuola aiuta a recuperare anche gli antichi mestieri. E così tra gli stand di Città della Scienza si possono scorgere stampanti digitali, social nerwork che mettono in contatto docenti, alunni e genitori ma soprattutto apparecchi di ultima generazione che presto saranno utilizzati all’interno degli istituti tecnici per poter lavorare materiali come il legno. Insomma con la nuova scuola il falegname diventa 4.0.

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Scuola digitale, solo il 7% dei docenti usa il tablet

Secondo una recente indagine, la maggior parte degli insegnanti fa ricorso a strumenti tecnologici di base come il computer ma non a quelli “avanzati”.

Le Lim sono usate solo dal 9% e permane il gap tra Nord e Sud dove l’innovazione arranca.

Solo 7 insegnanti su 100 usano il tablet per la didattica. Il dato emerge dall’ultimo rapporto che evidenzia come, sebbene la quasi totalità degli insegnanti utilizzi elementi tecnologici, si tratta nella maggior parte dei casi (55,36%) di strumenti base (il computer) e spesso piuttosto datati.
Le lavagne interattive (o Lim), fondamentali ad esempio nel moderno insegnamento delle lingue straniere, sono utilizzate da meno del 10% dei docenti (9,52%), mentre solo il 7,14% degli insegnanti intervistati dichiara di avere in dotazione un tablet.

Scorrendo i numeri del sondaggio colpisce, purtroppo, la profonda differenza fra le aree del nostro Paese in merito alla diffusione di mezzi tecnologici per la didattica. Chi usa il computer per insegnare, nel 60% dei casi risiede al Nord, nel 23% al Centro e nel 17% al Sud. Le lavagne Lim sono installate nel 62,5% dei casi in scuole settentrionali, nel 25% in quelle del Centro Italia e solo nel 12,5% dei casi in istituti meridionali.
Numeri confermati anche se si considerano i tablet, che vengono usati nel 57% da insegnanti del Nord, nel 29% da insegnanti del Centro e solo nel 15% da docenti che operano in Istituti scolastici meridionali.

Infine, sebbene la stragrande maggioranza di quelli intervistati (97,5%) sostengano che l’uso di risorse digitali sia utile per migliorare il sistema scolastico italiano, il 40% afferma comunque che non si tratta dell’elemento prioritario.

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La scuola digitale non vuol proprio decollare

L’aula computer a scuola? Ormai praticamente una presenza fissa, ma meno di 1 su 10 la utilizza tutti i giorni. Più frequenti le lezioni con la lavagna interattiva multimediale (LIM), anche se lo strumento non riesce a entrare nella routine di classe: se 2 teen su 5 dicono di avercela in aula e utilizzarla ogni giorno, circa 1 su 4 rivela invece che manca all’appello. Questa è la situazione fotografata da una web survey di Skuola.net – che monitora il fronte scuola digitale da ormai diversi anni – a cui hanno partecipato circa 4mila studenti di medie e superiori. Il verdetto? Da un paio d’anni, almeno sul versante dotazioni/connettività/impiego, siamo a crescita zero.

I dati di Skuola.net, che illustrano l’uso delle nuove tecnologie a scuola da parte degli studenti, sono sostanzialmente in linea con le ultime rilevazioni del Miur secondo cui “il 70% delle aule è connessa in Rete in modalità cablata o wireless (ma generalmente con una connessione inadatta alla didattica digitale), il 41,9% è dotata di LIM e il 6,1% di proiettore interattivo”. Questo è quanto si legge nel documento illustrativo del Piano Nazionale Scuola Digitale. In attesa che il PNSD faccia vedere i suoi effetti, Banda Ultra Larga su tutti, il 23% dei ragazzi conferma di poter aver accesso ad internet tramite wi-fi direttamente in classe. Alla faccia delle promesse del duo Brunetta e Gelmini, che prevedeva il 100% di copertura entro il 2012.

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Scuola digitale

Un bilancio dell’anno scolastico

 

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(Fonte immagine: http://ascuolaconmarvi.it/)

 

Con l’evento #DiarioDigitale dello scorso 7 giugno si chiude l’anno scolastico.

L’occasione è servita per fare il punto su «Generazioni Connesse», il progetto finanziato dalla Commissione europea e guidato dal Miur per educare i ragazzi alla navigazione sicura in Rete, e su «Programma il Futuro», l’iniziativa realizzata sempre dal ministero in collaborazione con il Cini (Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica) per portare fra i banchi della scuola il pensiero computazionale e la programmazione informatica.

«Con il Piano Nazionale Scuola Digitale – ha detto Giannini – abbiamo avviato un cambiamento culturale importante nella nostra scuola. Il digitale non è più solo lavagne interattive e apparecchi tecnologici, ma uno strumento per rinnovare profondamente la didattica e renderla più attrattiva per i ragazzi usando metodi e linguaggi vicini alle loro sensibilità. Abbiamo lanciato il piano ad ottobre, oltre il 65% delle azioni previste sono già partite insieme a 350 milioni di finanziamenti. Siamo molto soddisfatti così come siamo felici del fatto che in due anni di sperimentazione oltre 1 milione di studenti in tutta Italia è stato coinvolto in attività di programmazione informatica. Il successo dell’iniziativa ci spinge ad andare avanti e a prevedere un sempre maggior coinvolgimento di docenti e studenti, con particolare riferimento alle ragazze: il pensiero computazionale può essere una straordinaria forma di avvicinamento alle materie scientifiche da cui spesso le nostre studentesse restano lontane».

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Scuola digitale

Dagli Stati generali alla didattica 2.0

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(Fonte immagine: http://www.scuolaetecnologia.it/)

 

La scuola si trova ad affrontare la prima generazione che ha imparato il digitale prima ancora di saper scrivere, che ha più dimestichezza con lo schermo touch che con la carta. I veri nativi digitali, insomma. Per il sistema scolastico non si tratta quindi di decidere se introdurlo nella didattica o meno, ma più che altro di imparare a gestire una vera e propria
Per questo più di mille tra docenti, dirigenti scolastici e genitori, per oltre un terzo provenienti da fuori Lombardia, hanno animato gli Stati generali della scuola digitale che si sono svolti a fine maggio a Bergamo. Dagli effetti del digitale sull’apprendimento all’organizzazione dei nuovi ambienti scolastici, dai bisogni educativi speciali alla trasformazione dei contenuti didattici, dall’esperienza degli animatori digitali alle sperimentazioni scientifiche, una decina di tavoli tematici ha fatto il punto dell’evoluzione a un anno dal lancio del Piano nazionale scuola digitale. Il quale ha messo sul piatto «investimenti complessivi che stimiamo in un miliardo di euro, sia per la formazione che per l’utilizzo del digitale come strumento trasversale», ha affermato Davide Faraone, sottosegretario del ministero all’Istruzione: «Abbiamo investito nella formazione e nella valorizzazione degli animatori digitali così come nella banda larga: con gli ultimi bandi altre seimila scuole avranno la connessione veloce ed entro fine anno tutte le scuole saranno dotate di banda larga».
E ora si aggiungono 350 milioni di euro messi a disposizione per il bando delle scuole innovative, un concorso di idee per la realizzazione di 52 nuove scuole «all’avanguardia, sostenibili, a misura di studente», perché, come ha sottolineato Laura Galimberti, coordinatrice della missione di Palazzo Chigi per la riqualificazione dell’edilizia scolastica, anche la forma degli ambienti scolastici sta cambiando all’intersezione tra rete e spazio fisico.

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Scuola digitale

Lo smartphone potrebbe tornare nelle classi

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(Fonte immagine: http://www.improntaunika.it/)

 

Nel 2007, il MIUR pubblicò una direttiva in cui vietava l’uso dello smartphone all’interno delle classi. A partire dal prossimo anno scolastico, però, ci potrebbero essere dei cambiamenti perché come dichiarato dal sottosegretario all’Istruzione, Davide Farone, il MIUR starebbe riflettendo sull’ipotesi di consentire nuovamente l’uso dello smartphone in classe.
Secondo il Ministero dell’Istruzione dall’uso del telefonino in classe non derivano solamente degli svantaggi. Infatti, ci sono dei vantaggi non solo dal punto di vista didattico, ma anche nella lotta al cyber-bullismo e all’inclusione dei giovani con delle disabilità.
Tuttavia, molti docenti e genitori non sono d’accordo con questa ipotesi e sono pronti a dare battaglia fino a quando il MIUR non deciderà di tornare sui proprio passi. Qual è la motivazione che ha portato il Ministero dell’Istruzione a rivedere il divieto dello smartphone in classe? La risposta a questa domanda ci viene data dallo stesso Faraone, che ha dichiarato:
“So bene che non tutti saranno d’accordo sulla novità in arrivo. Questa scelta, però, fa parte di un disegno molto più ampio, perché il governo sta investendo in modo consistente per arrivare ad una digitalizzazione sempre più diffusa nelle scuole. Quindi, suona quasi una contraddizione vietare l’uso di qualsiasi dispositivo in classe, durante le lezioni”.

Lo Stato sta investendo circa 1 miliardo di euro per permettere agli Istituti scolastici di digitalizzarsi, come previsto dalla legge sulla Buona Scuola. Nel dettaglio, gli interventi statali sono mirati a portare la fibra e la banda ultra-larga fino all’ingresso di ogni Istituto scolastico; pagare il canone di connettività; assumere un responsabile per il digitale in ogni scuola; formare tutto il personale scolastico sulle novità introdotte dalla digitalizzazione.

Secondo le intenzioni del MIUR, gli smartphone degli studenti saranno i protagonisti principali di questa rivoluzione. Infatti, i telefonini e i tablet con il passare del tempo dovrebbero andare a sostituire i libri di testo e potrebbero essere utilizzati anche per svolgere i compiti a casa. Agli insegnanti comunque verrà lasciata completa libertà e potranno scegliere se includere o no l’uso dello smartphone nelle loro lezioni.

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Scuola 2.0

Cisco e MIUR collaborano per diffondere le competenze digitali

L’Amministratore Delegato di Cisco Italia Agostino Santoni e il Ministro per l’Istruzione Università e Ricerca Stefania Giannini hanno presentato a Roma i contenuti della loro collaborazione volta a rafforzare la diffusione delle nuove competenze digitali, sempre più necessarie nel mondo del lavoro, nella scuola italiana.
Il tema delle competenze digitali è un pilastro molto importante di Digitaliani, il piano di investimento da 100 milioni di dollari in tre anni per accelerare la digitalizzazione dell’Italia che Cisco ha annunciato nel gennaio scorso; quanto annunciato oggi rappresenta la declinazione di questo piano nei confronti del mondo della scuola.
Nel quadro della collaborazione, Cisco si impegna a raggiungere 100.000 studenti in tre anni, rafforzando la presenza del suo programma di formazione Cisco Networking Academy negli istituti superiori di tutta Italia – soprattutto istituti tecnici e professionali.
Con l’inizio dell’anno scolastico 2016/2017 saranno disponibili per le scuole che sono sede di Cisco Academy nuovi percorsi di formazione Cisco dedicati alla cybersecurity e alle tecnologie per l’industria 4.0, che si affiancano ai corsi già esistenti dedicati alle tecnologie di networking.
Inoltre, saranno attivate azioni di formazione digitale in tutto il territorio nazionale verso personale docente, dirigenti scolastici e personale della scuola – con l’obiettivo di raggiungerne 5.000 nell’arco di tre anni .

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